post produzione fotografica alessandro overa fotografo napoli

La postproduzione fotografica,

negli ultimi anni, con l’avvento della tecnologia digitale, ma sopratutto con l’espansione dei social,  ha portato all’uso di nuovi neologismi, tra cui “Photoshoppare”, dal nome del potente programma di Adobe.

Il termine è usato per sottintendere il miglioramento di uno scatto fotografico, operazione diventata accessibile a tutti quelli che usano l’app instagram, dalla quale è possibile accedere a vari filtri migliorativi.

Questo ha fatto sì che diventasse accessibile a tutti la modifica delle proprie foto.

Rivolgendosi ad un professionista ci si aspettano miracoli, ma il rischio è che ci si lasci prendere la mano, calcando troppo la postproduzione fotografica.

Questo ha creato  in alcune persone, prevenzione verso la parola photoshop o postproduzione fotografica, vista da alcuni con sospetto ed associata ad un interpretazione trash o perlomeno falsata della fotografia.

Ma la postproduzione fotografica non è il male assoluto, anzi, è necessaria, ora vi spiego perché:

In primo luogo è necessaria, diversamente dal periodo analogico (macchine a pellicola), dove lo scatto usciva reale, con il digitale le reflex producono immagini  grezze.

Capirete bene che la postproduzione è fondamentale per ottimizzare i toni cromatici e la luminosità della foto.

Il secondo punto di forza è la personalizzazione, per far si che delle cose inopportune non compaiano nelle nostre foto.

Il terzo aspetto è che oramai nel 2019, bisogna legittimare la postproduzione ad una vera e propria arte.

Essa è la continuazione della fotografia, attraverso di lei il fotografo si completa, la sua arte viene sublimata e lo stile fotografico di un artista trova la sua unicità attraverso l’atmosfera che ha voluto creare sulle sue foto.

 

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